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S'Ardia

Prima il ritocco delle campane che si fa incessante, poi i colpi a salve dei fucilieri sparsi nella vallata, lungo la pista. È solo un istante, il tempo di un respiro. Una nuvola di polvere si alza da “Su Frontigheddu”: parte l’Ardia, corsa senza freni, senza paura, la più spettacolare e genuina festa equestre della Sardegna. Nella valle di San Costantino, a poco più di un chilometro da Sedilo, i cavalieri si precipitano a testa bassa lungo le pendici rocciose di un percorso da brividi, giù verso la chiesa, agitando gli stendardi e lanciando urla selvagge. Sette giri intorno a "sa muredda", la colonna sormontata da una croce di ferro, con la polvere che oscura il sole e nasconde la folla, migliaia di persone assiepate sulle pendici dei monti come in un anfiteatro. Cosi Sedilo, dal 5 al 7 luglio, scioglie il voto a Santu Antine che da secoli protegge la comunità, la preserva dalle pestilenze e dalle carestie. Centinaia di fedeli, raggiungono il santuario campestre che si affaccia sul Lago Omodeo per sciogliere il voto, per accendere un cero, per chiedre una grazia: testimonianze di una fede che è radicata nelle zone più interne dell'isola e che il tempo non affievolisce. È la fede in San Costantino, ovvero in Flavio Valerio Costantino imperatore cristiano dei romani che diede libertà di culto ai cristiani e consentì la diffuzione del cristianesimo attraverso il famoso Editto di Milano. Per altri la chiesa potrebbe esser sta edificata in onore di Costantino Regolo Turritano o ancora di un impreciso San Costantino apparso ad un pastor di Scano Montiferro, fatto prigioniero e trascinato a Costantinopoli, che ottenne la libertà in cambio di un voto, sciolto proprio con la costruzione del santuario. I sedilesi continuano però a dedicare la festa all'imperatore romano. La festa ha origini antichissime. La sua collocazione nei primi giorni di luglio, la fa coincidere col periodo di tosatura delle pecore e precede la mietitura e quindi fa pensare ad una pausa che la comunità agro-pastorale si concedeva fra i due periodi di lavoro più intensi dell'anno. Una pausa che diventava momento di scambio sociale e che ha assunto sempre più una connotazione religiosa da dedicare alla santificazione della divinità. Oggi è sufficiente farsi coinvolgere nella fitta liturgia della festa, osservare il rituale che precede l'Ardia, il volto delle donne che stringono il rosario e recitano le preghiere in strada, prima e dopo la corsa dei cavalieri, per comprendere quale significato abbia la celebrazione per la comunità sedilese. La stessa corsa dell'Ardia rappresenta la difesa simbolica del santo. I cavalieri simulano una battaglia vera, danno alla comunità una prova di forza, riaffermando l'intenzione di difendere il santuario e la popolazione dagli assalti nemici.Lo fanno come prova di coraggio che non conosce eguali in Sardegna, spettacolare perchè violenta, fatta di brevi pause e repentini scatti. Una corsa selvaggia ma che rispetta un rito immutabile: i tre cavalieri che portano le bandiere non devono essere superati dagli altri, e per questo i tre che compongono la scorta faranno di tutto per rallentare l'avanzata degli altri. Prima della partenza i sei prepareranno una strategia, ma quando il capo-corsa alzerà il gonfalone di seta gialla e i fucilieri inizieranno a sparare non ci sarà più tempo per pensare, si dovrà correre e basta, lanciare i cavalli al galoppo. E dimenticare la paura.